IRAQ: SLEIMAN (ARCIVESCOVO BAGHDAD DEI LATINI), “CON IL RAPIMENTO DEL VESCOVO SUPERATA UNA LINEA ROSSA. AUMENTA LA PAURA, ANCHE TRA I SACERDOTI”

” “”Dopo il rapimento del vescovo è come se fosse stata superata una linea rossa. Oramai non ci sono più limiti, aumenta ancora di più la paura e l’insicurezza, anche tra i sacerdoti”. A parlare al Sir è mons. Jean Benjamin Sleiman, arcivescovo di Baghdad dei latini, in questi giorni a Roma per un incontro con la Caritas italiana e una udienza privata con il Papa. Il rapimento e successiva liberazione dell’arcivescovo di Mosul, mons. Basile George Casmoussa, secondo mons. Sleiman “è un atto violento contro la dignità della persona che, come tutti i rapimenti, va condannato fermamente, senza nessuna reticenza”. “A maggior ragione il rapimento di un vescovo – precisa -, perché è anche un simbolo, rappresenta una comunità, una istituzione importante della società”. I cristiani hanno più paura di prima? “La paura è generale, ma se i cristiani hanno più paura di prima – risponde – è perché si sta scoprendo che non ci sono più limiti. Prima una chiesa, una moschea o un’autorità religiosa non erano attaccate così facilmente. Certamente questa linea rossa, che è stata oramai superata, contribuisce a far aumentare la paura, anche tra i sacerdoti”. Secondo alcuni il rapimento avrebbe avuto come scopo quello di creare tensioni interne alla società civile, religioni comprese, in vista delle elezioni. Mons. Sleiman così commenta: “La Chiesa non è un partito, non è una milizia, anche se rapiscono un vescovo non ci saranno reazioni violente, la Chiesa non risponderà mai con la violenza. Questo tentativo di creare tensioni prima delle elezioni è già abortito fin dall’inizio, perché è indirizzato ad una parte della popolazione che non ha mai cercato di ottenere le cose con la violenza”. Sull’appello del vescovo Casmoussa – che ha invocato il ritiro delle truppe americane dall’Iraq – mons. Sleiman non si sbilancia: “E’ una domanda che richiede la conoscenza di una tecnicità, dal punto di vista militare, che io non ho. Mi auguro che la comunità internazionale continui ad occuparsi dell’Iraq e che la società irachena possa riconciliarsi con se stessa”. Ma come riesce ad andare avanti, in queste condizioni, la Chiesa di Baghdad? “La mia chiesa è come tutte le altre, vive in una situazione di sofferenza, bisogna sopravvivere qualche volta senza pensare troppo al domani, perché ogni giorno porta il suo carico di preoccupazioni ma anche il suo carico di speranza”.