"La clandestinità può favorire il ritorno alla servitù. Per questo chiediamo il rispetto delle norme per la regolarizzazione degli stranieri e di non essere più chiamate ‘badanti’ ma ‘assistenti familiari’". Parla chiaro Rita De Blasis, presidente nazionale dell’Api-Colf, l’associazione professionale di ispirazione cristiana che difende i diritti dei collaboratori/collaboratrici familiari, che interverrà domani a Roma (Fratelli delle scuole cristiane, via Aurelia 476), al 4° Seminario su Vangelo, lavoro e immigrazione promosso dall’Ufficio nazionale per i problemi sociali e il lavoro, la Caritas Italiana e la Fondazione Migrantes.
In Italia, secondo i dati più recenti del Dossier immigrazione Caritas/Migrantes, sono 490.678 le colf regolarizzate, di cui il 70,7% (347.000) cristiane, l’11,4% (56.000) musulmane, 18.000 seguaci delle religioni orientali, 12.000 buddiste e 65.000 non credenti (perché provenienti dall’Europa dell’est). Tra i cristiani vi sono 174.000 ortodosse (la metà del totale) e 155.000 cattoliche (45%). Il resto (18.000) sono protestanti o appartenenti ad altri gruppi. Ma secondo i dati forniti dall’Api-Colf vi sono attualmente 600.000 rapporti di lavoro denunciati all’Inps, con "moltissimo lavoro nero", dice De Blasis al Sir, e "moltissimo lavoro grigio", ossia colf non regolarizzate per le ore di lavoro che effettivamente svolgono. "Il rigore delle norme che non consentono di regolarizzare le persone che arrivano in Italia alla ricerca di un lavoro denuncia la presidente dell’Api-Colf -, anche dopo che lo hanno trovato, le costringe a restare nella situazione di clandestinità". De Blasis esprime rammarico per l’uso oramai invalso del termine "badante": "ci è stato dato senza che nessuno chiedesse il nostro parere" sottolinea – e tende a "svilire il lavoro di chi si prende cura di bambini, anziani e malati". Auspica quindi che, dal seminario di domani, "partisse un’iniziativa per contrastare l’uso di questo termine e favorire, se non il termine colf più appropriato, almeno quello di ‘assistente familiare’".