” “Presenti in grande numero e disponibili alla tutela delle famiglie italiane, ma anch’esse bisognose di tutela: è l'”identikit” delle colf immigrate, che in Italia ha detto Di Maggio al seminario Cei su “Vangelo, lavoro e immigrazione” devono fare i conti col fenomeno del “sommerso”, vista l'”incostanza retributiva” delle famiglie italiane nel garantire loro l’assistenza contributiva necessaria. Si tratta, in alte parole del “fenomeno carsico” per cui la contribuzione degli immigrati “scompare e riappare nel corso della loro permanenza in Italia”: oltre ai datori di lavoro che interrompono il pagamento ci sono quelli cyhe hanno sempre evaso questo obbligo. Per quanto riguarda il ruolo delle colf, l’indagine Inps sottolinea che è diventato moltopiù”polivalente” rispetto al passato: “Le colf si legge infatti nel rapporto non si occupano solo di curare la cacsa o preparare i cibi ma, avendo spesso un elevato grado di istruzione ed essendo non di rado poliglotte, operano come educatrici, insegnanti di lingua, assistenti agli anziani e ai malati”. Tra le colf straniere, prevalgono oggi quelle che provengono dall’Europa dell’Est: sono circa 268mila, pari al 55% del totale. Al primo posto figura l’Ucraina (con più di 100mila addette), 20miolainpiùrispetto alla Romania, cinque volte di più rispetto alla Polonia. L’Asia è rappresentata con 81milapersone e l’America latina con 72mila (rispettivamente il 17% e il 15% del totale),mentre all’Africa spetta un decimo degli addetti (49mila). Quanto alla distibuzione geografica, risulta capillare su tutto il territorio: il 47% si trova a Nord (231mila), il 34% al Centro (169mila) e il 19% al Sud (91mila).Il “picco” di presenze si ha nel Lazio (con 112milapresenze) e in Lombardia (94mila).