"Perché tanto silenzio e segretezza intorno ai Centri di permanenza temporanea per immigrati (Cpt), dove è vietato l’ingresso ai giornalisti – in alcune regioni anche ai politici -, e dove le condizioni di vita sono notoriamente difficili?" La denuncia viene da Nicoletta Dentico, dell’Osservatorio internazionale sulla salute globale e già presidente di Medici senza frontiere (Msf), intervenuta oggi a Roma ad una tavola rotonda su immigrazione e cittadinanza nell’ambito del X corso internazionale di medicina transculturale, promosso dall’Istituto San Gallicano di medicina delle migrazioni e da altri enti. Dopo il rapporto di Msf di qualche tempo fa (solo i volontari delle associazioni possono infatti entrare nei Cpt) "che ha avuto effetti dirompenti racconta Dentico è stata definitivamente chiusa la porta su questi temi. L’unico giornalista di un grande quotidiano che è riuscito ad entrare di nascosto, spacciandosi per immigrato, ha dovuto subire pesanti vicende processuali e ora la sua firma non si legge più. I Cpt rimangono una realtà sconosciuta all’opinione pubblica". Per non parlare poi delle "richieste di asilo respinte in maniera frettolosa e sbrigativa solo in base ad una intervista di 2-5 minuti aggiunge -, ai 1200 cittadini libici rispediti in Libia da Lampedusa senza procedimento di identificazione. Siamo di fronte a delle vere e proprie ‘deportazioni". "Ma quanto la società italiana è disposta a pagare, in termini di democrazia, in nome di un approccio che mira solo alla sicurezza ma che ci porta a respingere i cittadini del sud del mondo?" si è chiesta Dentico, che denuncia una indubbia "retrocessione" in tema di diritti: "Stiamo passando a misure e pratiche che nulla hanno a che vedere con la democrazia". Anche Corrado Giustiniani, giornalista del "Messaggero" ha criticato "i tempi troppo lunghi, dai 6 mesi di Torino agli 11 di Roma, per il solo rinnovo del permesso di soggiorno" ma anche "i troppi anni necessari alla richiesta della cittadinanza" (almeno dieci). "Perfino bambini nati in Italia devono aspettare 18 anni per potersi dire italiani. Siamo il Paese più arretrato in termini di cittadinanza".