“Sulla questione dell’eutanasia – ha affermato mons. André-Mutien Léonard, vescovo di Namur in Belgio ed esperto di questioni legate a questo tema – è concentrata l’attenzione di diverse nazioni, sia dal punto di vista legislativo (Belgio, Paesi Bassi) che dal punto di vista della opinione pubblica”. “L’ideologia di fondo delle leggi o dei progetti di legge che depenalizzano o vogliono depenalizzare l’eutanasia – ha osservato Léonard – è quella della libertà di scelta dell’individuo”. Ne deriva che “benché sia previsto dalle leggi esistenti oggi (ma cosa sarà nel futuro?) che nessun medico è obbligato a compiere una eutanasia, s’impone lo stesso, a nome della libertà dell’individuo, che cambi profondamente il significato più decisivo di tutta la professione medica, la quale non sarebbe più solo l’arte di curare e di guarire, ma anche l’arte di uccidere”. Per questo motivo “l’Associazione medica mondiale, per ben due volte in questi ultimi anni, si è pronunciata categoricamente contro ogni forma di eutanasia, come contro la soluzione che fu adottata più tardi in Olanda e poi, in modo più grave ancora, in Belgio (Dichiarazioni di Madrid in ottobre 1987 e di Marbella in ottobre 1992)”. Lo stesso Consiglio europeo, inoltre “nella Raccomandazione 1418, approvata in giugno 1999, nell’articolo 9, esclude categoricamente il ricorso all’eutanasia nel caso di malati incurabili o morenti, precisando che il desiderio di morire espresso da un malato incurabile o morente non può in sé servire da giustificazione legale per l’esecuzione di atti destinati a provocare la morte”. La strumentalizzazione della professione medica, secondo Léonard, “è tanto più inaccettabile dal momento che, per alleviare le sofferenze, il medico dispone oggi di un efficace strumento quale la medicina palliativa, la quale, quando viene applicata con professionalità, contribuisce a far sparire richieste di morte che, in modo generale, esprimono più l’angoscia di essere abbandonato alla solitudine del dolore che non la volontà propriamente detta di morire”. “Tenendo conto dell’invecchiamento drammatico della popolazione nei Paesi europei – ha concluso il vescovo di Namur – c’è anche il pericolo gravissimo e non illusorio che, in contraddizione con il vigente codice di etica medica approvato a Ginevra nel 1948, la professione medica diventi strumento decisivo sia per il contenimento delle spese sanitarie sia per l’instaurarsi di una politica selettiva fondata sul concetto di qualità della vita”.” ” ” ”