“Il lavoratore a tempo determinato è una metafora del nostro Paese. L’Italia dei lavoratori a progetto è, paradossalmente, un Paese senza un progetto, incagliato nel quotidiano. La questione lavoro deve diventare prioritaria. La stabilità del lavoro e delle professioni è un prerequisito essenziale per lo sviluppo e la crescita dell’economia nel suo complesso”: è questo ad avviso del presidente dell’Eurispes Gian Maria Fara il punto centrale dell’odierno dibattito sul percorso di sviluppo del nostro paese. L'”instabilità” odierna è dovuta a molti fattori, analizzati nel rapporto presentato questa mattina a Roma. Dalla perdita del potere d’acquisto delle retribuzioni (del 23,9% per gli impiegati al 20,4% per gli operai, ecc.) all’avvento di quella che il rapporto chiama la “povertà in giacca e cravatta”. “Non è raro dice il rapporto a questo riguardo che sempre più spesso gli ‘utenti’ dei centri Caritas appartengano a classi sociali tradizionalmente lontane dalla fruizione dei servizi di assistenza. Non è raro infatti che nelle mense o presso i centri di ascolto della Caritas si incontrino soggetti ‘normali’ appartenenti ad un ceto medio che arranca: sono per lo più persone che hanno perso un reddito e un lavoro, magari precario, e si ritrovano in condizioni di estremo disagio”. Tutto ciò è dovuto, tra l’altro, al fatto che nel nostro Paese “l’economia è ferma, la fiducia dei consumatori e delle imprese è ai minimi storici, la domanda è insufficiente, si assiste al ritorno di pericolose forme di disuguaglianza sociale, economica e culturale”. Oltretutto ha denunciato Fara “l’evasione fiscale ha ormai raggiunto i 134 miliardi di euro documentati nel 2004 e secondo le nostre previsioni arriveranno a circa 145 nel 2005”. Il rischio è che passi la considerazione che sommerso ed evasione fiscale abbiano una propria “valenza funzionale” (ormai sono vicini al 28% del Pil) “considerandoli come elementi positivi e necessari a sostenere il normale funzionamento della trama economica”. Da tutto questo deriva “un’Italia a propulsione segmentata” con settori che tirano e “assorbono come un’idrovora gli elementi e le risorse disponibili” dando allo sviluppo territoriale i caratteri della “straordinaria casualità e indefinitezza”. Con questi tratti il nostro Paese secondo l’Eurispes rischia di avere una “dissolvenza delle identità”, disperdendo il proprio patrimonio industriale e affidandosi al caso e alle spinte del momento. Il rapporto dedica attenzione anche al tema del federalismo (che comporta “un costo, dovuto alla duplicazione degli apparati burocratici, stimabile in 30-40 miliardi di euro”), all’Unione Europea (con “tre italiani su quattro ottimisti o fiduciosi nei confronti del processo di unificazione”), alle “famiglie digitalizzate” (con un aumento di spesa per apparati tecnologici del 22% all’anno). L’auspicio finale del rapporto è che la nostra classe dirigente si impegni “per essere all’altezza delle sfide e delle attese”.