” “Il cristianesimo non è “fuga, resa, abbandono, evasione, ritirata dopo una disfatta”: per un “evangelizzatore”, quale è il cristiano, a domenica “inizia fuori” dalle chiese, “nella ricerca di nuove strade per farsi compagni di viaggio” degli uomini del nostro tempo. Lo ha detto mons. Giuseppe Betori, segretario generale della Cei, intervenendo al Convegno nazionale del Centro Nazionale Vocazioni (Cnv), apertosi oggi a Roma (fino al 5 gennaio) sul tema: “Il dinamismo vocazionale dell’Eucaristia nel giorno del Signore. Come?”. “Per molti credenti e non credenti ha osservato mons. Betori commentando l’episodio dei discepoli di Emmaus la domenica non inizia avendo scelto di incontrare il Signore”, ed è proprio su questi “sentieri interrotti” che “si colloca oggi la maggior parte della nostra gente. Restringere il nostro interesse solo a coloro che frequentano la Messa la domenica ha ammonito il segretario generale della Cei significherebbe limitare la ‘missione’ del cristiano”, che è “l’uomo della via”, capace cioè di “farsi strada per ogni uomo che incontra. Si è cristiani è perché ci si costruisce nella storia, e con la storia di ogni fratello”. “Presidiare tutti i crocicchi delle strade degli uomini” è dunque il “primo dovere” del cristiano che scelga di vivere la domenica in chiave vocazionale: “Non è facile ha ammesso Betori perché si incrociano tante strade, e non tutte riconoscibili. Il pericolo, però, è che la maggior parte dell’umanità si allontani dai nostri luoghi, dai nostri linguaggi, dalla nostra esperienza, senza che noi riusciamo ad incrociarla mai”. Di qui l’attualità e l’urgenza del “progetto culturale”, che parte dalla consapevolezza che “l’esperienza cristiana non può essere ridotta né ad una dottrina, né ad un’etica da professare”, in quanto “evento non puramente interiore”, ma che “prende figura sulle strade del mondo”.