TRAGEDIA TSUNAMI: DON PERERA (SRILANKESI IN ITALIA), “ALL’EST POPOLAZIONE DIMENTICATA, GLI AIUTI NON ARRIVANO”

” “”Nelle zone dello Sri Lanka orientale la popolazione è stata dimenticata e gli aiuti umanitari non arrivano”. A lanciare l’appello, facendosi portavoce della richiesta dei vescovi locali, è don Nevile Perera, cappellano e coordinatore nazionale degli srilankesi in Italia, 41.539 secondo i numeri ufficiali del Dossier immigrazione Caritas/Migrantes (ma per don Perera i connazionali presenti sono oltre 70.000, di cui il 75% cattolici): “Nelle diocesi di Trincomali e Batticoloa – dice don Perera al Sir – non si riescono ad avere i permessi per sdoganare i medicinali. Purtroppo in quelle zone ci sono anche i i combattimenti contro le tigri Tamil, quindi è difficile perfino avere notizie su ciò che sta accadendo. Eppure l’acqua ha colpito circa 6 chilometri dell’entroterra, interi villaggi sono spariti con tantissime vittime. Le popolazioni e le chiese locali si sentono abbandonate”. La comunità srilankese in Italia ha dovuto fare numerosi conti con la tragedia: “A Milano molti hanno avuto perdite tra familiari e amici e sono subito partiti per lo Sri Lanka – racconta don Perera -. E circa 10.000 srilankesi erano già tornati in patria per le festività natalizie”. Così la comunità si è subito organizzata per chiedere agli italiani solidarietà, “che è stata molto generosa – conferma il cappellano -. In diverse parrocchie mi chiamano per celebrare messe e raccogliere offerte, medicinali, pastiglie per purificare l’acqua, latte in polvere, ecc.. Insieme alla Migrantes di Brescia abbiamo già mandato i primi aiuti e alcuni aerei sono già partiti”. Per la comunità srilankese la catastrofe è stata anche “un’occasione per riflettere sul perché il Signore ci abbia mandato questo messaggio – osserva don Perera, che è affiancato nella pastorale da 15 cappellani -: la natura si ribella di fronte alla distruzione operata dall’uomo, per cui dobbiamo convincerci a cambiare atteggiamento. E anche per lo Sri Lanka, da anni colpito dalla guerra civile e da conflitti religiosi, è un invito ad unirci e a superare le contrapposizioni. Se non lo facciamo ora non succederà più”.