Pubblichiamo la nota Sir di questa settimana – La catastrofe immane del sud-est asiatico ha segnato profondamente le festività appena concluse. Non solo per la sconvolgente distruzione apportata dal terremoto e dal maremoto, ma anche per la spontanea gara di solidarietà immediatamente partita tra la gente. Non sono mancate anche le riflessioni più profonde, lo spontaneo interrogarsi di tanti sulla fragilità dell’uomo, di fronte allo scatenarsi di forze naturali non controllabili, che portano a considerare il limite e a ritrovare il senso del limite di ogni umana certezza. E la precarietà della ricchezza e in particolare del nostro dorato mondo della civiltà dei consumi
La vicinanza della catastrofe è stata particolarmente sentita in Italia e nel mondo occidentale perché ha investito alcune tra i luoghi più noti del "turismo globalizzato". Così di colpo paesi lontanissimi sono sembrati più vicini e il senso di partecipazione al dolore di decine e decine di migliaia di poveri di Indonesia, Tailandia, India, Sri Lanka, ma anche della Somalia e delle isole Maldive si è accresciuto. Poveri lavoratori del luogo e turisti occidentali benestanti sono stati accomunati dalla tragedia. Così un senso di sobrietà ha caratterizzato anche gli abituali festeggiamenti del nuovo anno.
Il 2005 sullo scacchiere internazionale si annuncia come un anno importante, innanzi tutto proprio per la definizione di nuovi equilibri geo-politici, che avrà una verifica cruciale nelle imminenti elezioni previste in Iraq.
È anche questo uno dei motivi per cui la questione degli aiuti internazionali alle vittime del cataclisma dell’Oceano Indiano assume un valore particolare. Non sono mancate infatti le prime polemiche tra vertici Onu e amministrazione Bush, così come non sono passate inosservate agli analisti le tiepide reazioni di Russia e Cina, come pure il rimbalzare un po’ grottesco della rivendicazione di un ruolo di coordinamento degli aiuti dell’Unione Europea tra Francia ed Olanda.
Di fronte ad una tragedia globalizzata una ricostruzione sotto l’egida internazionale può avere conseguenze rilevanti in un’area molto importante. Siamo infatti alle frontiere sud-occidentali della Cina, che ormai si candida al ruolo di superpotenza del XXI secolo. E siamo alla frontiere sud-orientali di quel vasto aggregato medio orientale da cui l’ancora imprendibile Ben Laden ha scatenato la sua sfida terroristica all’umanità. Si comprende allora come sia prioritario prima di tutto proprio per gli Stati Uniti, svolgere un ruolo propulsivo, nel senso dello sviluppo, riconquistando una sorta di leadership morale che la guerra unilaterale ha non poco appannato, ed aprendo così una nuova fase nelle relazioni internazionali, di cui si avverte l’urgente necessità.” ” ” ”