” “Casi come quello della giovane donna di Genova entrata in coma dopo Natale e morta oggi per arresto cardiaco, dopo aver abortito spontaneamente il figlio che portava in grembo dimostrano che è urgente una “riflessione più sistematica” su ciò che le “nuove frontiere” tecnologiche aprono in questo campo. Ne è convinta Maria Luisa Di Pietro, del Centro di Bioetica dell’Università Cattolica di Roma, secondo la quale “è un dato di fatto che più aumentano le possibilità tecnologiche, in questa caso di mantenere in vita una donna in morte cerebrale per consentirle di mettere al mondo un figlio, più diventano complesse le questioni etiche relative al tipo di soluzione da scegliere”. Di qui la necessità, per l’esperta, di una “riflessione più sistematica” su temi come questi, “non per dare una soluzione unica ai diversi casi che si presentano, ma per individuare almeno alcune linee-guida generali”. Nel caso di Genova, il Comitato etico dell’ospedale San Martino aveva espresso parere (non vincolante) circa l’opportunità che fosse il marito a prendere la decisione se tenere in vita o meno artificialmente la donna. “Altri Comitati etici potrebbero confrontarsi con situazioni simili- ha osservato Di Pietro e trovarsi non solo ad indicare e motivare eventuali soluzioni, ma anche a gestire i rapporti con la famiglia e le persone coinvolte”. Un tema, questo, “molto delicato” e che “va trattato con rispetto e prudenza, evitando per quanto possibile i riflettori dei media”. Quanto agli appelli a favore del “diritto alla vita” che si sono susseguiti in questi giorni, Di Pietro commenta: “Il segnale importante è che non solo esperti o teologi, ma anche la maggioranza della gente comune si siano schierati a favore della vita, in un momento come questo in cui le questioni legate alla vita prenatale potrebbero sembrare circondate dal disinteresse”.