” “”L’alta affluenza alle urne che si è verificata nelle prime elezioni della storia dell’Iraq ha dimostrato il consenso da parte di una grande maggioranza del Paese intorno ad un meccanismo democratico, anche se molto imperfetto” ed il fatto che “quasi due terzi degli elettori siano usciti di casa, si siano messi in fila e abbiano votato accanto agli attentati terroristici che nel frattempo facevano decine di morti, da un significato ancora più determinato a questa volontà di partecipazione e aggiunge addirittura un pizzico di eroismo ad un voto voluto nonostante il rischio e la paura”. Lo scrive in una nota per il Sir lo storico Romanello Cantini, per il quale “l’assemblea costituente e il governo che usciranno da questo voto hanno ora una legittimità ben maggiore di quella del precedente governo provvisorio”. “Le nuove istituzioni irachene – afferma lo storico – potrebbero esercitare fin da questo momento una piena sovranità, ma paradossalmente l’incapacità di garantire da sole un minimo di sicurezza costringerà a prolungare quella permanenza delle truppe straniere la cui partenza è stata una delle giustificazioni di questa prova elettorale e uno degli incentivi per spingere la gente e recarsi alle urne”. Adesso “il primo compito dei vincitori di queste elezioni sarà quello di riaprire il dialogo con il mondo sunnita (che ha boicottato il voto, ndr.) per coinvolgerlo nella stesura di una costituzione per cui non avrà che pochissimi rappresentanti in sede di assemblea costituente”. “Nonostante l’affluenza, questa balbettante democrazia irachena ha molto poco dei caratteri della democrazia. Il voto non è stato l’assenso ad un programma del resto inesistente o ad un individuo, ma una semplice rivendicazione identitaria ed una delega fideistica alla propria comunità. Per questo conclude – la scelta più difficile viene ora nel momento in cui si dovrà costruire, nella definizione concreta dei diritti per tutti e degli strumenti per dare corpo e garanzia al futuro reale dell’Iraq”.
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