TENTATA STRAGE NEL CAMPO NOMADI: DON GABELLA (MIGRANTES), "FATTO NON ISOLATO MA FRUTTO DEL DETERIORAMENTO DI QUESTA SOCIETÀ"

"Fatto gravissimo ma non isolato: è solo uno dei frutti evidenti del deterioramento culturale di questa società". Don Pietro Gabella, direttore dell’ufficio per la pastorale dei Rom e Sinti della Fondazione Migrantes, è triste ma non sorpreso di quanto avvenuto tra sabato notte e domenica mattina in un campo nomadi di Ercolano, dove una decina di ragazzi "di buona famiglia" ha tentato di dare fuoco all’insediamento con benzina, molotov e pistole lanciarazzi, "solo per divertirci". Ora sono accusati di tentata strage. "Episodi di questo tipo succedono da anni – racconta don Gabella, che vive in roulotte in un campo nomadi – ma ci consigliano di non denunciare per evitare conseguenze peggiori. Io stesso, cinque anni fa, mentre dormivo nella mia roulotte in un paesino del bresciano, ho subito un aggressione con pietre da parte di alcuni ragazzi. E da tempo mettiamo sempre i camion davanti alle carovane per evitare assalti diretti". Don Gabella non vuole dare la colpa esclusivamente ai ragazzi "perché rappresentano solo il frutto avvelenato di un discorso politico e culturale che sta andando avanti da diversi anni e che si è diffuso in tutto il Paese. La gente ha perso il senso del pudore, ora non si ha più paura di dire cose, o di esprimere pregiudizi, di cui prima ci si vergognava. Si può dire tutto e il contrario di tutto, se politicamente ci interessa. In questo modo la coscienza si sbriciola e accadono fatti di questo tipo, che sono solo l’aspetto più evidente di un clima culturale che si è deteriorato, e di cui i primi a pagarne le conseguenze sono i rom, i più deboli e i più diversi". Don Gabella auspica che questi episodi eclatanti "servano almeno da campanello d’allarme perché ci rendiamo conto che qualcosa deve cambiare, altrimenti andrà sempre peggio".