TRAGEDIA TSUNAMI: GRIFFINI (AI.BI.), NO ALL’ADOZIONE INTERNAZIONALE, SÌ A "CENTRI DI ACCOGLIENZA PROTETTI"

Il dramma degli "orfani del maremoto" rischia di trasformarsi in un "dramma generazionale", con il pericolo di "creare una società di bambini che non sono mai stati figli". A lanciare l’allarme è Marco Griffini, presidente dell’Ai.bi. (Associazione amici dei bambini), che commenta in questi termini al Sir le notizie (confuse e contrastanti, ma confermate secondo l’associazione dalle congregazioni religiose presenti sul posto) di orfani rapiti a scopo di turismo sessuale, trapianto di organi o commercio illegale legato al mercato delle adozioni. "Il problema dello sfruttamento dei bambini è una realtà conosciuta non da oggi", rileva Griffini riferendosi all’attività dell’Aibi, presente nello Sri Lanka dal ’98. Una piaga, questa, ancora più grave per i piccoli rimasti orfani a causa dello tsunami, molti dei quali "non erano registrati all’anagrafe, visto che in Paesi come questi la prassi del certificato di nascita non è normale come in Italia”. Per far fronte a tale dramma, l’Ai.bi. – a partire da domani – realizzerà proprio nello Sri Lanka una ventina di centri di accoglienza (per un massimo di 30 bambini ciascuno), in modo da "portar via i bambini dai campi profughi e dagli ospedali e da proteggerli da noi adulti", per poi avviare trattamenti terapeutici (con l’ausilio di psicologi e animatori) per il violento trauma da stress che hanno subito: "Un trauma simile a quello provocato dalla guerra – spiega Griffini – ma ancora più difficile da risolvere, visto che la causa non è stata un uomo, ma un fatto naturale imprevisto e imprevedibile, a cui si è aggiunta la perdita della propria  famiglia". In merito alle numerose richieste di adozione internazionale che provengono dall’Italia, Griffini precisa che questa può essere solo "l’ultima risorsa: le strade da seguire sono piuttosto quelle dell’accoglienza nei Paesi d’origine, tramite appositi centri protetti, e del sostegno a distanza, che – con le necessarie cautele riguardo all’affidabilità degli intermediari – possono ridare un motivo di speranza a queste popolazioni".