TRAGEDIA TSUNAMI: FIDES, IN SOMALIA “LA MACCHINA DEI SOCCORSI È INESISTENTE”

” “Anche alcuni Paesi africani sono stati colpiti dal maremoto del 26 dicembre. A ricordarlo è oggi l’agenzia Fides, che cita come il caso “più grave” quello della Somalia, dove solo nel nord-est del Paese (a Rafi Hannun, nella regione di Bari), ci sono stati almeno 150 morti e dispersi, ma il bilancio è ancora provvisorio, a causa delle difficoltà di comunicazione. “Si tratta di una zona isolata dal resto del Paese – spiega mons. Giorgio Bertin, vescovo di Gibuti e amministratore apostolico di Mogadiscio – dove le principali attività economiche sono la pesca e lo sfruttamento delle saline”. La maggior parte dei morti e dispersi sono, infatti, pescatori. Anche se “i danni subiti dalla Somalia sono probabilmente inferiori quelli riportati da altri paesi, specie quelli asiatici”, fa notare mons. Bertin, originario di Padova, “nella valutazione delle conseguenze del maremoto bisogna tenere conto che la Somalia non ha un’amministrazione statale e quindi la macchina dei soccorsi è praticamente inesistente, specie in zone isolate come Rafi Hannun”. “Le altre zone somale toccate dal maremoto – informa il vescovo missionario – sono a Mogadiscio, dove sono segnalati al vecchio porto ma non vi sarebbero vittime, e nella zona costiera meridionale dove le onde hanno distrutto alcuni pozzi”. Come segno concreto di solidarietà con le popolazioni somale colpite dal maremoto, fa sapere Fides, la diocesi di Gibuti ha organizzato una raccolta fondi che si terrà domenica prossima, 9 gennaio. Secondo dati delle Nazioni Unite, lo tsunami ha distrutto o danneggiato circa 18mila abitazioni somale, mentre sono 54mila le persone colpite direttamente dalla distruzione di abitazioni e delle infrastrutture economiche: sono infatti andate distrutte migliaia di barche da pesca. Nel resto dell’Africa, il maremoto ha provocato 10 morti in Tanzania e almeno un morto in Kenya.
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