"In contrasto agli assordanti suoni della musica marziale e alle vuote frasi degli altoparlanti provenienti dalle tribune oratorie, egli contrappose la venerazione della santa Eucaristia, la silenziosa adorazione contemplativa del Signore fattosi pane".
E’ uno dei passi dell’omelia tenuta ieri mattina dal card. José Saraiva Martins, prefetto della Congregazione delle cause dei santi, alla messa e la beatificazione del cardinale tedesco Clemens August Graf von Galen, strenuo oppositore del nazismo, nato nel 1878 e morto nel 1946 dopo avere ricevuto, da solo un mese, la porpora da Pio XII.
"Se ci domandiamo ha affermato il cardinale da dove gli venisse l’ardire di rimproverare pubblicamente i nazisti, con argomenti molto chiari, in quanto essi violavano i fondamentali diritti umani, e come egli sia riuscito a perseverare in questa denuncia, dobbiamo andare a tre grandi fattori che hanno contribuito alla sua forte personalità di uomo, di credente prima, di vescovo poi".
I tre pilastri della testimonianza del vescovo che meritò l’appellativo di "Leone di Münster", furono la famiglia, la fede e la politica "senza mai però perdere di vista il fatto che l’atteggiamento del Beato scaturiva dalle sue profonde virtù cristiane".
Ricordate le tre prediche di van Galen nel 1941 nelle quali "aveva già smascherato l’ideologia nazista e il disprezzo che essa aveva per gli uomini", il card. Saraiva Martins ha aggiunto: "In esse prese di mira la forzata chiusura dei conventi e l’arresto dei religiosi. Si pronunciò con vigore contro la deportazione e la distruzione di quelle vite umane di cui il regime asseriva che non erano degne di essere vissute, cioè gli handicappati mentali. Le infuocate parole del Vescovo colpirono a fondo la macchina della morte del nazionalsocialismo".