CATTOLICI E LAICI: NOTA SETTIMANALE

Pubblichiamo la nota Sir di questa settimana.
La fede cristiana ha una dimensione e una efficacia pubblica, che oggi come ieri può avere una applicazione feconda e creativa nella società, in particolare proprio qui in Europa e nei singoli Paesi europei. Lo ha ribadito ieri il Papa a proposito della figura del beato von Galen: "La fede non si riduce a sentimento privato, magari da nascondere quando diventa scomoda, ma implica la coerenza e la testimonianza anche in ambito pubblico in favore dell’uomo, della giustizia, della verità", ha detto all’Angelus che ha seguito la cerimonia di beatificazione dell’intrepido vescovo tedesco. Poco prima in basilica aveva ribadito la condanna definitiva del nazismo, nella sua essenza di "aberrante ideologia neopagana", e aveva aggiunto un concetto molto importante: l’unitarietà dell’azione "per difendere i diritti di Dio, della Chiesa e dell’uomo, che il regime nazionalsocialista violava in modo grave e sistematico". Già: i diritti dell’uomo, della Chiesa e di Dio non sono in antitesi, ma sono coerentemente legati: di più, questo coerente legame – che si è tentato di negare, ma non si è mai potuto falsificare nel corso dei secoli della storia moderna – rappresenta una delle basi della nostra civiltà.
È un punto decisivo del dibattito di oggi, che verte proprio sui diritti: se cioè la nuova stagione di affermazione dei diritti dell’individuo condotta dal pensiero radicale possa travolgere la stessa differenza tra uomo e donna, il senso del matrimonio, della generazione, della stessa educazione. Benedetto XVI pone così in tutta la sua evidenza una "questione morale". Pone alla democrazia una "questione morale", proprio perché la democrazia non degeneri, non si ritorca contro le persone concrete e le formazioni sociali, nella sua caricatura materialistica, individualistica e neo-pagana.
Questa iniziativa, come già era stato per Giovanni Paolo II, supera e spiazza le vecchie cesure e vecchie categorie. La frattura laici-cattolici, innanzitutto: non a caso oggi sono sparute minoranze che riprendono toni da anticlericalismo ottocentesco, mentre da molte parti si sviluppano riflessioni innovative. Ma anche all’interno della Chiesa emergono effetti. Viene, infatti, spiazzata una vecchia concezione dei rapporti clero-laici: è tutta la Chiesa che gioca un ruolo pubblico, coerentemente peraltro con una concezione della Chiesa come Popolo di Dio. Questo impone un aggiornamento a quei pochi, che ancora utilizzano schemi "rivendicazionisti", e chiama tutti a un protagonismo coerente. Il clero non è la controparte di un laicato complessato, così come il laicato deve essere capace di testimonianza ed elaborazione più forte ed "estroversa".