SINODO DEI VESCOVI: VESCOVI AFRICANI, IN AFRICA NON CI SONO CATTEDRALI MA CANTI, POESIE, RULLI DI TAMBURI E RITMI DI DANZE

"Errori, esagerazioni e sperimentazioni azzardate", su cui l’Instrumentum laboris "esprime cautela, prudenza e talvolta manifesta ansietà", "non devono causare falsi allarmismi". Ne è convinto mons. John Olorunfemi Onaiyekan, arcivescovo di Abuja e presidente della Conferenza episcopale della Nigeria, intervenuto oggi al Sinodo, secondo il quale "l’Eucaristia merita – e sta ricevendo – il meglio delle nostre culture", come dimostrano le "bellissime celebrazioni eucaristiche" che in Africa "hanno approfondito la fede della gente, migliorato la qualità della partecipazione, intensificato l’amore per il sacerdozio, infuso gioia e speranza in mezzo allo scoraggiamento e alla disperazione, incentivati i rapporti ecumenici". "Non avremo molto da offrire in termini di maestose architetture di cattedrali come quelle europee o di splendidi dipinti quali quelli di Michelangelo o Leonardo da Vinci", ha esclamato il vescovo: "ma quanto abbiamo siamo felici di donarlo: i nostri canti e le nostre poesie, il rullo dei nostri tamburi e i ritmi delle nostre danze". Un invito ad evitare "tendenze nostalgiche", ad esempio tornando al Canto gregoriano o al latino, è giunto da mons. George Cosmas Zumare Lungu, vescovo di Chinata (Zambia), che ha chiesto di "avviare una riflessione pastorale sulla teologia della bellezza". Mons. Louis Sanz Hinojosa, arcivescovo titolare di Giunca di Mauritania e di Cochabamba (Bolivia), ha lamentato che "il popolo aumenta e i sacerdoti diminuiscono", mentre "le sette crescono". A fornire indicazioni sull’atto di adorazione eucaristica, che per non suscitare "timore e disperazione" deve essere "accompagnato da una sensazione di meraviglia e stupore", è stato infine mons. Menghisteab Tesfamarian, vescovo di Asmara (Eritrea).