SINODO DEI VESCOVI: SAVUNDARANYAGAM (SRILANKA), “IL CORAGGIO" DI CONDIVIDERE "OGNI SOFFERENZA" NELL’EUCARISTIA. MALLAVARAPU (INDIA), “SEGNI E SIMBOLI INDIGENI NELLA LITURGIA”

“Sfollati dalle loro città e villaggi, hanno continuato a celebrare la santa Eucaristia” lavorando “instancabilmente per la pace e la cessazione delle ostilità”: della testimonianza offerta da sacerdoti e religiosi alla popolazione martoriata dallo tsunami “che ha ucciso più di 40mila persone”, e dalla “guerra civile che dura da oltre 20 anni” ha parlato oggi mons. Thomas Savundaranayagam, vescovo di Jaffina (Sri Lanka), intervenendo alla tredicesima Congregazione generale del Sinodo dei vescovi. In un Paese “dove il 72% della popolazione è buddista e i cattolici sono soltanto il 7% – ha detto – la guerra civile tra Governo e minoranze Tamil” ha causato la morte di “75mila civili e 30mila soldati” cui si aggiungono “circa 250mila sfollati e profughi”. Un quadro in cui “vescovi, sacerdoti e religiosi hanno condiviso con la popolazione ogni sofferenza. Ciò che ha dato loro il coraggio di sopportare tutto questo è la forza ricevuta dalla celebrazione dell’Eucaristia”.
“La generazione di oggi, caratterizzata da mentalità scientifica e priva del senso del trascendente, sembra dire: ‘crediamo solo in ciò che possiamo vedere, sentire e toccare'”: per mons. Prakash Mallavarapu, vescovo di Vijayawada (India), “la Chiesa, attraverso la sacra liturgia, deve aiutare queste persone a vedere, sentire, toccare il Signore. Certamente questo è compito dello Spirito santo, ma la nostra liturgia eucaristica”, con un “utilizzo consapevole e ricco di significato dei segni e dei simboli indigeni, dovrebbe evocare con efficacia nella nostra popolazione l’esperienza eucaristica calandola nel contesto delle realtà della vita quotidiana”.