Benedetto XVI ha spiegato poi che il saluto ebraico “Shalom” “allude alla pace messianica, che raccoglie in sé gioia, prosperità, bene, abbondanza” e che nel Salmo si aggiunge la parola “bene”: “Si ha, così, in forma anticipata il saluto francescano: ‘Pace e bene!'”. E fuori testo ha aggiunto "Abbiamo tutti un’anima francescana". “È un auspicio di benedizione sui fedeli che amano la città santa – ha quindi precisato – sulla sua realtà fisica di mura e palazzi nei quali pulsa la vita di un popolo, su tutti i fratelli e gli amici. In tal modo Gerusalemme diventerà un focolare di armonia e di pace”. Citando poi una riflessione di san Gregorio Magno il Papa ha affermato che, come “in un edificio una pietra sostiene l’altra”, anche nella “Chiesa ciascuno sostiene ed è sostenuto. I più vicini si sostengono a vicenda, e così per mezzo di essi si innalza l’edificio della carità”. Ed ancora fuori testo il Papa ha invitato a pregare per Gerusalemme. Tra i saluti ai pellegrini il Papa ha ricordato i fedeli della diocesi di Aosta, accompagnati dal vescovo Mons. Giuseppe Anfossi. “Cari amici – ha detto loro -, ricordo con sempre viva gratitudine la cordiale accoglienza che mi avete riservato quest’estate nelle vostre belle montagne”. Un pensiero finale l’ha dedicato “ai malati, agli sposi novelli e ai giovani” augurando loro “di imitare l’esempio del beato Giovanni XXIII, di cui ieri abbiamo celebrato la memoria: sforzatevi, come lui, di vivere in modo autentico la vocazione cristiana”.