"La vita di ogni persona è sacra, indipendentemente dalla sua condizione sociale o dal suo statuto legale, è nulla può giustificare la morte di chi tenta di passare una frontiera": la Chiesa spagnola ribadisce con forza questo concetto a proposito delle tragedie delle migrazioni alla frontiera tra Marocco e Spagna, con numerose vittime a causa degli scontri con le forze dell’ordine o per fame e disperazione nel deserto. La Commissione episcopale per le migrazioni ricorda tutti questi drammatici avvenimenti e chiede "altri modi legittimi e proporzionati" per impedire ulteriori morti. "Non è solo impedendo che gli immigrati passino le nostre frontiere, anche se fosse con mezzi legittimi, che si risolveranno i problemi delle migrazioni", scrivono i vescovi, ricordando le cause primarie delle ingiuste distribuzioni di ricchezze tra Paesi ricchi e poveri. Da qui l’appello alle "Nazioni Unite e ai suoi organismi, all’Unione europea e, nello specifico, alla Spagna e al Marocco". Appello condiviso dalla Caritas della regione spagnola dell’Andalusia. Per l’organizzazione cattolica, "è urgente sollecitare i poteri pubblici ad adottare immediatamente misure efficaci" per impegnarsi "urgentemente in azioni dirette allo sviluppo nei paesi dell’Africa Subsahariana". Anche il vescovo di Asidonia-Jerez mons. Juan del Rio Martìn come altri vescovi delle zone interessate che hanno parlato nei giorni scorsi condanna l’accaduto e chiede l’appoggio "degli Stati dell’Unione europea, delle organizzazioni internazionali e delle istituzioni economiche mondiali". Riafferma inoltre l’impegno della diocesi e della Caritas a fianco degli immigrati, "per una accoglienza generosa" e per il riconoscimento dei loro diritti.