Per effetto della globalizzazione "nel mondo ci saranno più culture dominanti, non più una sola. Per questo bisogna imparare a coabitare con gli altri". E’ il suggerimento di Dominique Wolton, direttore di ricerca al Cnrs di Parigi (Centro nazionale ricerche scientifiche), uno dei principali esperti dei legami tra mass media, società, politica ed identità culturali. In una conferenza tenuta ieri sera a Roma, al Centro culturale San Luigi di Francia, Wolton ha spiegato i nessi e le differenze tra comunicazione, democrazia e globalizzazione. "Oggi ciascuno vede tutto, sa tutto, ma realizza anche ciò che lo separa dagli altri, senza avere inevitabilmente voglia di avvicinarsene", ha affermato Wolton. "La fine delle distanze fisiche ha aggiunto rivela la straordinaria distesa delle distanze culturali. E i media diventano gli amplificatori e acceleratori delle contraddizioni". Di fronte al "treno infernale della globalizzazione" i Paesi non occidentali, che finora subiscono l’egemonia culturale degli Usa e dell’Occidente, "vogliono affermare la loro identità e i loro valori culturali minacciati". "Bisogna capire che le altre civilizzazioni sono importanti come quella occidentale ha ribadito – e che è una coabitazione è possibile". Wolton ha ricordato inoltre che "la democrazia esiste a condizione che la comunicazione politica si occupi della base della società, mentre oggi è solo un dialogo tra l’élite politica e quella giornalistica". Mentre la "solitudine interattiva" determinata dalle nuove tecnologie – i più colpiti sono naturalmente i giovani si può superare solo creando "luoghi fisici di incontro dove le persone possano parlare e comprendersi. La comunicazione è questione di dialogo, alterità, coabitazione".
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