"Portare all’attenzione dei governi e dell’opinione pubblica l’idea che una pace nucleare e un più profondo sviluppo sono tecnicamente e realisticamente possibili", trasformando "strumenti di distruzione di massa in progetti di vita e di pace". Questo l’obiettivo principale del Simposio su "pace nucleare e sviluppo", che si svolgerà il 15 ottobre, ad Assisi, per iniziativa del Comitato per una Civiltà dell’Amore. La conversione delle armi nucleari in programmi di sviluppo per i Paesi più bisognosi è il "progetto" che gli organizzatori intendono proporre all’attenzione dei governi e dell’opinione pubblica, richiamando "tutti i popoli ad una responsabilità sempre più adulta ed efficace" nei confronti della pace. Proprio ad Assisi, nel 2002, è stato lanciato un progrmma in tal senso, elaborato dalla comunità scientifica e tecnologica italiana fin dal primo accordo di disarmo nucleare tra Usa e Urss, l’8 dicembre 1987. "Finora si legge in una nota oltre 9.000 testate nucleari dichiarate in disarmo sono state convertite in combustibile per energia di pace", ed altre 50.000 testate nucleari circa attenderebbero di essere convertite pe "liberare l’umanità dalla minaccia di una terrificante apocalisse nucleare". Operatori del settore nucleare e rappresentanti della società civile si ritroveranno, dunque, nel Simposio del 15 ottobre al Sacro Convento di San Francesco, "nello spiro di Assisi", a partire dalle ore 10. Tra i partecipanti, Maria Romana De Gasperi, presidente onoraria del "Comitato per una Civiltà dell’Amore", mons. Giampaolo Crepaldi, segretario generale del Pontificio Consiglio pr la Giustizia e la Pace, Giuseppe Balboni Acqua, ambasciatore dell’Italia presso la Santa Sede.