Dietro queste tragedie ci sono sempre "famiglie abbandonate a se stesse e lasciate sole" perché il disagio mentale soprattutto di un adolescente fa paura, non genera "solidarietà ma chiusura". Così Tonino Cantelmi, presidente dell’Associazione italiana psicologi e psichiatri cattolici (Aippc) commenta la tragedia che si è consumata ieri a Roma, dove un ragazzo di 15 anni ha impugnato la pistola del padre ed ha ucciso entrambi i genitori. "Nulla si può spiegare in termini di un raptus improvviso. Il raptus è una invenzione giornalistica. In realtà c’è una lunghissima catena di eventi dolorosi che però non vengono intercettati adeguatamente. E poi c’è il grosso problema di queste famiglie, lasciate sole e abbandonate a se stesse. In un sondaggio recente, il 70% degli italiani ha dichiarato che se avesse un figlio gravemente malato non lo direbbe a nessuno al di fuori della stretta cerchia familiare. Vuol dire allora che c’è ancora uno stigma enorme nei confronti del disagio mentale, e quindi una vergogna a viverlo. Sapere che c’è un vicino di casa che ha un figlio gravemente malato, non fa scattare solidarietà ma chiusure. Dall’altra parte c’è da dire che abbiamo bisogno di strutture psichiatriche più calde, più vicine alle persone". "Sulla famiglia afferma Cantelmi – è scaricato quasi tutto il peso della gestione di un paziente psichiatrico e nessuna famiglia può essere in grado di fare 24 ore su 24 un servizio che invece richiede necessariamente un aiuto. Una cosa grave, per esempio, è che in Italia non abbiamo case-famiglie per adolescenti. Sono pochissime e assolutamente insufficienti". Cantelmi lancia un avvertimento: "Il disagio grave adolescenziale è in aumento: l’uso di sostanze stupefacenti da un lato, e l’incrementarsi di alcune problematiche dall’altro fanno sì che oggi le psicopatologie gravi esplodano sempre più precocemente".” “