“La Carta di Treviso è solo carta straccia?” si domanda Angelo Zema nell’editoriale uscito oggi su www.romasette.it, riferendosi alla tragedia avvenuta, ieri pomeriggio, a Roma, quando un quindicenne ha ucciso i genitori con dei colpi di pistola. Per il direttore di “Roma-sette” è grave che sia stato diffuso il nome del ragazzo. “All’esame professionale da giornalista – scrive Zema – pongono anche le domande sulla Carta di Treviso, il documento ‘che impegna i giornalisti italiani a norme di comportamenti deontologicamente corrette nei confronti dei bambini e dei minori in genere'”, nel quale si dice che “al bambino coinvolto, come autore, vittima o teste, in fatti di cronaca, la cui diffusione possa influenzare negativamente la sua crescita, deve essere garantito l’assoluto anonimato”, evitando “la pubblicazione di tutti gli elementi che possono portare alla sua identificazione”. Ma la Carta di Treviso, si chiede Zema, “quante volte viene rispettata? Dov’è, in quel nome di battesimo dell’omicida insistentemente pubblicato oggi sulla stampa, in quei particolari inutili resi noti tante volte quel ‘rispetto per la persona del minore, sia come soggetto agente, sia come vittima di un reato’, esplicitato nel protocollo d’intesa? Dov’è quel rispetto che ‘richiede il mantenimento dell’anonimato nei suoi confronti, il che implica la rinuncia a pubblicare elementi che anche indirettamente possano comunque portare alla sua identificazione’? La Carta di Treviso è forse carta straccia?”