Domenica 30 ottobre l’arcivescovo maggiore della Chiesa greco-cattolica ucraina, card. Lubomyr Husar, presiederà nella chiesa dei padri Basiliani a Roma (Via di San Giosafat,8; ore 16)una celebrazione di suffragio per le vittime dell’ Holomodor, la terribile carestia provocata da Stalin tra il 1932 e il 1933 per piegare il popolo ucraino. Quasi quattro milioni le vittime. Delle persecuzioni del regime sovietico si è parlato ieri pomeriggio, presso il Pontificio ateneo Theresianum, dove un giovane religioso, Pavlo Vyshvskyy si è laureato in teologia spirituale con una tesi su “La testimonianza di fede della Chiesa romanocattolica in Ucraina durante la persecuzione comunista”. “Di quella Chiesa coraggiosa padre Pavlo è un simbolo perché esprime la forza e la maturità della fede custodita, nonostante le vessazioni, dai genitori e a lui trasmessa” ha detto al Sir mons. Stanislav Padewski, vescovo di Kharkiv-Zaposirhia. Oggi il Paese conta circa 51 milioni di abitanti, di cui oltre 5 milioni e mezzo cattolici. Per mons. Stanislav “un traguardo dieci anni fa inimmaginabile”, anche se “l’impegno pastorale rimane intenso, in particolare per condurre i credenti alla profondità della fede, superando l’aspetto del ‘folklore'”. Per mons. Vitalij Skomarowski, vicario generale Kyiv-Zhytomyr, “la Chiesa ucraina si è finalmente ‘aperta’ alla dimensione universale della cattolicità”. Esempio ne sono i “i gemellaggi annuali con le parrocchie di Colorado Springs (Usa); uno scambio che arricchisce entrambi”.