BREVETTABILITÀ BIOTECNOLOGIE: PALAZZANI (LUMSA), “LA BIOGIURIDICA TUTELI IL CORPO UMANO DALL’INIZIO ALLA FINE DELLA VITA”

“La funzione della biogiuridica è tutelare la dignità umana intesa come riconoscimento del valore del corpo umano dall’inizio della vita alla sua fine e, quindi, anche dell’embrione”. Lo ha affermato Laura Palazzani, direttore del Centro di studi biogiuridici della Lumsa (Libera Università Maria SS. Assunta) e membro del Comitato nazionale della Bioetica, al Convegno internazionale: “Valori e valore del corpo umano: biotecnologie e brevettabilità del vivente”, promosso ieri sera a Roma dall’Ecsel (Centro studi per l’etica e il diritto delle scienze della vita e delle nuove tecnologie).
“La questione della brevettabilità di biotecnologie sul vivente – ha spiegato – pone una serie di interrogativi. Teorie utilitaristiche e liberal-libertarie ritengono che il valore del corpo umano sia variabile in base a diverse fasi di sviluppo o condizioni di esistenza, incorrendo nel pericolo che il corpo sia esposto alla disponibilità arbitraria dell’uomo. D’altra parte, – ha aggiunto-  teorie naturocentrice, negando la gerarchia tra viventi, non tutelano adeguatamente la centralità della dignità della persona”.
“Compito della biogiuridica – ha aggiunto – è ricercare una linea intermedia, promuovendo l’uguaglianza tra gli esseri umani indipendentemente dalle fasi di sviluppo, ma condividendo il senso di rispetto e responsabilità anche verso la vita non umana. La stessa direttiva europea 44/ 98 sulla protezione giuridica delle invenzioni biotecnologiche – ha concluso – difende il principio della dignità e integrità dell’uomo escludendo la brevettabilità del corpo umano in ogni stadio del suo sviluppo”.