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” “”Tra i due principi egualmente importanti che debbono ispirare il nostro atteggiamento in merito, carità e verità, quello che ha la precedenza è la carità”. Se ne dice convinto padre Paolo Bachelet, che in un’intervista da stasera on line su: old.agensir.it, sottolinea che nella proposizione n.40 del Sinodo dei vescovi intitolata “I divorziati risposati e l’Eucaristia”, “i padri sinodali riaffermano innanzitutto l’importanza di attenzione e accoglienza verso i fedeli divorziati e risposati, e solo in secondo luogo ricordano l’insegnamento della Chiesa in base al quale essi non possono essere ammessi alla comunione”. Padre Bachelet, che da alcuni anni coordina a Roma gruppi di preghiera di separati e divorziati, chiarisce che “la richiesta di astenersi dalla comunione non significa che tali fedeli siano più peccatori di altri, né si propone di infliggere loro una punizione”, ma intende affermare che “il fedele divorziato e risposato vive in una situazione oggettivamente in grave contrasto con l’insegnamento di Cristo, e vi permane senza volervi porre fine”. Per il gesuita “una prassi pastorale diversa potrebbe ingannare il divorziato stesso e disorientare gli altri fedeli, dando l’impressione che tale situazione possa ritenersi ammissibile e lecita”. “I divorziati risposati – conclude – sono sotto molti aspetti in comunione con la Chiesa, ma non è una comunione ‘piena’; essi pertanto non possono ricevere l’Eucaristia che esige ed esprime una piena comunione”.
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