” “A proposito dei Centri di permanenza temporanea il presidente della Caritas italiana si è detto “turbato” nel leggere “i resoconti sui traffici di manodopera, sui rimpatri nei paesi convenzionati, sui soggiorni nei Centri di permanenza temporanea”. “Non abbiamo mai creduto, e i numeri ci danno ragione sia in Italia che nell’Unione europea – ha sottolineato -, che la repressione da sola sia una soluzione; perciò continuiamo ad auspicare che le disposizioni di contenimento dei flussi non abbiano mai a ledere diritti personali”. Secondo fonti spagnole – riferisce il Dossier – nel 2004 circa 500 persone sono morte nel tentativo di raggiungere le coste di quel Paese; per l’Italia non ci sono statistiche ma si pensa a cifre molto più elevate. Si sa però che nel 2004 sono sbarcate 13.635 persone, in prevalenza nei mesi estivi, soprattutto in Sicilia. I flussi di ingresso irregolare nell’Ue ammontano annualmente a circa mezzo milione. In Italia l’arrivo via mare incide solo per il 10% del totale; un altro 15% passa attraverso le frontiere, mentre i tre quarti sono persone entrate con regolare visto e fermatesi oltre la scadenza. La provincia di Roma è sempre la capitale dell’immigrazione con 340.000 presenze, segue Milano con 300.000. Al Nord vive il 59% degli immigrati, al Centro il 27%, al Sud il 14%. Uomini e donne si equivalgono, i minori sono 491.000 e, tra nuovi arrivi e nuove nascite, aumentano al ritmo di quasi 100 mila l’anno. I figli di immigrati iscritti a scuola sono 362.000. Il 2004 è stato un anno di afflusso medio con 131 mila ingressi stabili. Protagonisti nell’accesso al lavoro sono la Romania (40% dei visti), quindi Albania, Marocco e Polonia, con quote tra il 15% e il 10%. Una più ampia sintesi del Dossier è disponibile su old.agensir.it