Questa speranza – ha detto il card. Lustiger – risiede nella “urgenza della chiamata ricevuta alle origini” che “obbliga i fratelli separati, il fratello maggiore e il minore, a rispondere, ciascuno per la parte sua, alla missione che gli è stata assegnata. Nessuno dei due fratelli però può compierla senza l’altro”. “Ciascuno è piuttosto chiamato a progredire nel dovere di giustizia e pace che gli è stato assegnato dalla Provvidenza”. “Sarebbe illusorio e menzognero – ha poi proseguito il cardinale – negare le nostre differenze”. “Sarebbe un errore mortale e, in effetti, una resa”. Da qui un’indicazione per il lavoro futuro di dialogo tra ebrei e cattolici che “non può accontentarsi di promuovere “una reciproca comprensione pacifica”, né di operare per “una solidarietà comune al servizio dell’umanità”. “Questo avvenire ci domanda un lavoro su ciò che ci è comune, come su quello che ci separa, lavoro ormai possibile perché fondato sulla certezza di una amicizia voluta da Dio. Che le differenze e le tensioni siano da stimolo per un approfondimento sempre più attento e docile al mistero di cui la storia ci fa eredi per sempre”.