"C’è grande soddisfazione per questo quadro negoziale che si apre. Cristiani, ebrei e musulmani insieme pensiamo che questa tappa di avvicinamento sarà una ricchezza reciproca. È chiaro che abbiamo davanti una strada lunga, non facile. Ci sono esami da superare. Ma quando si comincia una costruzione serve tempo e soprattutto che tutti portino i mattoni. In questa fase il nemico più grande è la fretta". A dichiararlo, in un’intervista al Sir (da stasera su old.agensir.it) il portavoce dei vescovi turchi, mons. Georges Marovitch, per il quale il "cemento di questa nuova costruzione" devono essere "quei valori condivisi delle grandi religioni. Le leggi che hanno votato Paesi europei come Olanda, Francia, Belgio, Spagna dimostrano che la tradizione cristiana è stata dimenticata. La fede che l’Islam nutre per valori come la vita può essere una ricchezza per l’Europa. Anche nel cammino verso la pace non possiamo ignorare l’Islam. La Turchia, Paese ponte, può aiutare la pace e la riconciliazione tra le religioni". E questo nonostante i pregiudizi di una parte dell’opinione pubblica europea, non favorevole all’ingresso turco. "Dalla storia e dai libri afferma il portavoce – a volte si possono trarre giudizi incompleti. Coloro che vivono e conoscono bene la realtà turca la pensano diversamente". Dall’avvio dei negoziati, è l’auspicio di mons. Marovitch, "anche la Chiesa cattolica ne trarrà giovamento. "Abbiamo libertà di culto ma non avendo personalità giuridica i beni acquisiti durante l’impero ottomano non sono riconosciuti dalla Repubblica, per cui lentamente stiamo perdendo i nostri beni immobili che servono al mantenimento della Chiesa. Se lo Stato turco conclude – accettasse di firmare un modus vivendi con la Santa Sede il problema sarebbe risolto".