RU486: SPAGNOLO (CATTOLICA), "NON BASTA FAR RISPETTARE LE REGOLE", BISOGNA DIRE “NO” A QUALUNQUE TIPO DI ABORTO

"Non basta far rispettare  le regole, occorre sempre e comunque dire di no all’aborto". Antonio Spagnolo, dell’Istituto di Bioetica dell’Università Cattolica di Roma, commenta in questi termini per il Sir la ripresa della sperimentazione sulla pillola Ru486, nuovamente decisa dalla Regione Piemonte, dopo la sospensione chiesta nei giorni scorsi dal Ministro per la Salute, Francesco Storace. Limitarsi a "far rispettare le regole" – precisa l’esperto – è "ben poca cosa", rispetto alla battaglia contro l’aborto, che "dal punto di vista etico è e rimane una pratica inaccettabile e da condannare, a prescindere dalla ‘metodologia’, farmacologica o chiurugica, con cui viene somministrato". "Sul piano legale – spiega Spagnolo – il primo dovere è quello di far rispettare le regole, ma questo vale non solo per la sperimentazione della Ru486, che peraltro è un farmaco già in commercio, bensì per tutte le forme di aborto a cui noi medici assistiamo ogni giorno sul piano chirurgico". Con la Ru486, semmai, "si introduce una modalità in più, di tipo farmacologico, per praticare l’aborto, che resta un crimine in quanto è sempre una soppressione di una vita umana". Il "rischio ulteriore" introdotto dalla Ru486, commenta il bioetico, è quello di "permettere una sorta di privatizzazione dell’aborto, che tende a depenalizzarlo, per di più sotto il falso pretesto di utilizzare una metodologia meno gravosa per la donna, perché meno invasiva".