"E’ sconcertante che la sfera politica europea insista unilateralmente sul controllo delle frontiere e il contrasto dell’immigrazione irregolare senza vedere quali sono i contorni, le conseguenze e le premesse che portano a queste tragedia". Reagisce così padre Bruno Mioli, direttore dell’ufficio per la pastorale dei profughi e degli immigrati della Fondazione Migrantes, alla notizia di altri sei migranti subsahariani rimasti uccisi ieri mattina durante gli scontri con le forze marocchine per impedire un nuovo assalto alla frontiera dell’enclave spagnola di Melilla, dopo i morti dei giorni precedenti. "E’ una fotocopia ingrandita di quanto avviene normalmente in Sicilia commenta al Sir padre Mioli -. Di solito Malta e la Spagna coprono nel mistero molte tragedie, ma questa volta il respingimento coatto è diventato contrasto violento, al punto tale da produrre dei morti". Padre Mioli non se la sente di puntare il dito contro il Marocco o la Spagna ma "dovrebbe esserci un grido di allarme che coinvolga tutta l’Europa". "Non si può pretendere che in poco tempo si metta ordine con modi sbrigativi afferma -. Se gli incontri a livello europeo, che hanno sempre in agenda il tema dei rifugiati, degli immigrati, del rafforzamento delle frontiere, si allargassero ad una politica più ampia tutto questo non accadrebbe. Invece l’Europa diventa sempre più blindata e sempre più fortezza". Questa logica, ricorda, è divenuta "oramai planetaria", cose simili accadono in Ecuador, alla frontiera tra Messico e Usa, in Grecia, in Australia. "E’ avvilente che l’Onu conclude celebrando i suoi 60 anni, abbia detto tante parole generiche e vuote di contenuto senza far emergere affatto questi problemi drammatici presenti in tutto il mondo".