Anche se sono stati fatti a livello internazionale "seri tentativi" per "trovare soluzioni" ai problemi legati alla questione dei rifugiati, nelle "crisi umanitarie" è urgente garantire "il concetto di protezione a lungo termine", che "rimane costante durante le fasi di rimpatrio, reintegrazione, riabilitazione e ricostruzione". Lo ha detto mons. Celestino Migliore, osservatore permanente della Santa Sede all’Onu, intervenendo a New York nel corso della 60° sessione dell’assemblea generale delle Nazioni unite dedicata ai rifugiati. "Ogni Stato ha la responsabilità di proteggere il suo popolo da genocidi, crimini di guerra, pulizia etnica e crimini contro l’umanità": un principio, questo, che ha ormai "giustamente trovato accoglienza" nella comunità internazionale per "ragioni umanitarie", ma che va affiancato alla consapevolezza che "il concetto di protezione ha conseguenze a lungo termine", specialmente nel caso della "grande maggioranza dei rifugiati". "La protezione ha ricordato l’esponente vaticano include la salvaguardia della sicurezza fisica ed il pieno rispetto dei diritti", ma anche "la creazione di un ambiente sicuro, specialmente per le donne, i bambini, gli anziani ed i disabili", grazie a forme "particolari di protezione delle donne e dei bambini da ogni forma di abuso, trascuratezza, espropriazione e violenza". Anche la questione del "rimpatrio volontario assistito", ha concluso Migliore, merita un’attenzione particolare, perché implica nel Paese di origine la sicurezza del "ristabilimento di infrastrutture, salute, educazione, agricoltura, impiego e priorità di accesso al cibo".