Altro scenario probabile, descritto dal segretario generale della Cei, è quello di ritrovarsi un clero diocesano in una componente importante di origini straniere, giovane anche nell’età. Si tratta di un fenomeno che va guidato per non squilibrare il rapporto con il clero locale e per evitare la percezione del sacerdozio come una professione ormai etnicizzata". Per attenuare gli impatti negativi delle tendenze in atto, è necessario per Betori, "dare prosecuzione alla ripresa di ordinazioni conosciuta da quasi tutte le Regioni ecclesiali negli anni ’90" grazie anche a "innovazioni nelle politiche ecclesiastiche, vocazionali e formative". È possibile, dunque, "attenuare gli effetti negativi della diminuzione del clero agendo sulle istituzioni del tirocinio al presbiterato, alla forma della rete parrocchiale, allo sviluppo dei ruoli presbiterali". I prossimi 10 anni, ha concluso Betori, "rappresentano una finestra di opportunità di responsabilità. La Chiesa e i suoi ministri sono messi nelle condizioni di cercare se stessi con la Chiesa e per la Chiesa ma anche con la società italiana e per la qualità dell’esperienza umana degli uomini e delle donne che la abitano. Questo studio ci toglie paure e certezze in eccesso, per questo è prezioso”.