CARD. RUINI: "SFORZO ULTERIORE" PER L’IRAQ, "INACCETTABILI" LE DICHIARAZIONI DEL PRESIDENTE DELL’IRAN, NO ALA "VIOLENZA" IN MEDIORIENTE

“In Iraq la situazione rimane assai grave", ed "affinché esso possa pervenire ad una assetto pacifico, democratico e rispettoso dei diritti delle persone rimane da compiere un grande sforzo ulteriore, per realizzare accordi condivisi da ciascuna delle sue componenti, salvaguardando al contempo una effettiva libertà religiosa anche per le minoranze". Lo ha detto il card. Camillo Ruini, presidente della Cei, che aprendo oggi ad Assisi l’Assemblea dei vescovi italiani ha citato "il faticoso cammino di riscatto di questo tanto martoriato Paese", dove – mentre "il terrorismo di matrice islamica continua a colpire in diverse parti del mondo, da ultimo ad Amman – si registra "il maggior numero di vittime e i stragi" e dove è stato però approvato il testo della nuova Costituzione, "attraverso un referendum che ha visto un’alta partecipazione alle urne". Anche in Afghanistan, "dove un nostro militare, Michele Sanfilippo, è stato purtroppo ucciso incidentalmente" – ha ricordato Ruini – "le elezioni per ricostituire, dopo più di trent’anni, il Parlamento si sono svolte con buona partecipazione e regolarità". "Nuovamente peggiorata", invece, "dopo gli sviluppi positivi dello sgombero degli insediamenti israeliani dalla striscia di Gaza e del ritiro delle truppe, la situazione in Terra Santa, particolarmente a causa dell’attentato suicida del 26 ottobre ad Madera, cui ha fatto seguito una serie rappresaglie". In questo tragico scenario, per la Cei, diventa "tanto più necessario uno sforzo convergente per non restare di nuovi prigionieri della sperale della violenza". Ruini ha definito, inoltre, "francamente inaccettabili" le dichiarazioni del presidente della repubblica iraniana contro l’esistenza dello Stato d’Israele, e ha lodato "i tentativi coraggiosi di stabilire condizioni di pace e di autentico sviluppo" in alcune zone dell’Africa, come nella regione  dei Grandi Paghi, stigmatizzando tuttavia il "grave ritardo" nell’attuazione degli impegni presi a luglio dal G8.