CHIESA E STATO: NOTA SETTIMANALE

Pubblichiamo la nota Sir di questa settimana C’è un centro. Eccome: e "non può che essere la persona umana, con i valori inerenti alla sua dignità individuale e sociale, che la Chiesa, per mandato di  Cristo desidera ardentemente servire". E questo "centro" può, anzi deve diventare fulcro di cooperazione, della Chiesa con lo Stato, dei cattolici coi laici e con tutti gli uomini e le donne di buona volontà. Benedetto XVI lo ha ribadito in un messaggio al Presidente della Camera, tre anni dopo la storica visita di Giovanni Paolo II a Montecitorio. Stessi concetti riaffermava il presidente della Cei aprendo l’assemblea autunnale ad Assisi. Ha detto il cardinal Ruini "l’impegno aperto e concreto a favore della persona umana non rappresenta a nostro avviso una violazione della laicità della nostra Repubblica, ma piuttosto un contribuito, offerto alla libertà di ciascuno, per il suo bene autentico". Questo sereno argomentare – puntualmente rilevato dagli osservatori non preconcetti – ridimensiona la discussione, sollevata nelle scorse settimane dai radicali e dai loro alleati vecchi e nuovi sulla cosiddetta ingerenza ecclesiastica. Ed invita a guardare avanti. Invita a puntare ad un dibattito culturale e politico (con la "p" maiuscola) in cui non facciano premio le ragioni della contrapposizione a breve e dunque la ricerca spasmodica del consenso momentaneo, ma le sfide di fondo. Che sono proprio sulla persona, sull’uomo e la donna nella loro identità e nella loro socialità, sulle frontiere della famiglia e della vita. E non si dica che sono questioni "specializzate". Oggi anzi proprio su questi grandi temi si misurano le questioni radicali sulla libertà e la giustizia, sulle basi e gli sviluppi della nostra civiltà, sui diritti e sui doveri.
Serve insomma un registro condiviso di dibattito. E questo non può non tener conto dell’urgenza e della gravità delle sfide che ci stanno dinanzi. Per cui da un lato "una Chiesa – come ha ribadito il presidente della Cei che tacesse su questi temi, per salvaguardare i suoi pur legittimi interessi istituzionali, non farebbe invero molto onore né a se stessa né all’Italia". Dall’altro il laicismo italiano dovrebbe confrontarsi con gli esiti di un processo di secolarizzazione, che, lungi dal portare alla dimostrazione del paradigma della progressiva emarginazione della religione, ritrova la fondamentale domanda di senso e di identità e con questa deve invece confrontarsi con sempre maggiore urgenza. Perché la vera vaccinazione contro ogni ideologia (e ogni "ideologismo", clericalismo o laicismo) è in fin dei conti il buon senso, la realtà della vita, con le grandi domande che ritornano, sia pure in termini talora confusi e contraddittori. Ma che da tutti richiedono risposte chiare e azioni positive.