IRAQ: NAJIM (PROCURATORE CALDEO SANTA SEDE), "DAI VESCOVI CALDEI NO ALL’USO DI ARMI CHIMICHE". CRESCE L’EMIGRAZIONE DEI CRISTIANI E LA DIFFUSIONE DELLE SÉTTE

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” “Preoccupazione e forti critiche all’uso da parte americana di bombe al fosforo a Falluja sono state espresse dai vescovi caldei iracheni durante il recente Sinodo speciale che si è chiuso, con un’udienza in Vaticano, lo scorso 12 novembre. A riferirlo al Sir è padre Philip Najim, procuratore della Chiesa caldea presso la Santa Sede. "I vescovi – ha detto il Procuratore in un’intervista al Sir – hanno fortemente criticato l’uso di armi proibite. Portare la democrazia sopra un carro armato non so che significato possa avere. Il popolo iracheno soffre ormai da anni. Ci danno sollievo le parole del Papa rivolte “all’amato Paese” dell’Iraq; ci incoraggiano nel portare avanti la nostra missione di speranza e di riconciliazione e ci confermano all’interno della Chiesa universale”. Tra le sfide più urgenti che deve fronteggiare la Chiesa in Iraq il sacerdote ha annoverato "l’emigrazione dei cristiani e la diffusione delle sétte che con i loro “missionari” provenienti in gran parte da Usa e Gran Bretagna fanno proselitismo a danno alla Chiesa". Secondo Najim, sono "più di 14 le sètte operanti al momento in Iraq, tra queste gruppi evangelici e Testimoni di Geova". Ribadendo, poi, l’impegno dei cristiani "nel processo di ricostruzione democratica del Paese" il procuratore ha concluso auspicando "una revisione dell’art. 2 della nuova Costituzione" che aprirebbe le porte all’introduzione della Sharia nel sistema giudiziario iracheno. "Il Trattato garantisca a tutti la libertà religiosa e non solo quella di culto”.