La denatalità sta toccando però anche le regioni meridionali che, tuttavia, hanno tassi di natalità maggiori rispetto alle regioni del Centro-Nord. Queste ultime mostrano comunque segni di una ripresa della natalità. L’indice di vecchiaia (persone di 65 anni e più ogni 100 persone di 0-14 anni) della popolazione italiana passa da 96,6 nel 1991 a 133,8 nell’anno 2003. Mentre il tasso di mortalità infantile (morti nel primo anno di vita ogni mille nati vivi) è stato praticamente dimezzato: i morti di meno di un anno erano 4571 nel 1990 e 2429 nel 2000. Aumenta il numero delle famiglie ma nel contempo, a seguito della crescita di separazioni e divorzi, il numero dei figli affidati – ogni anno – passa dai circa 47 mila del 1994 ai circa 79 mila del 2002, con un sostanziale raddoppio. Riguardo agli ambiti problematici come le violenze e i maltrattamenti sui minori il tema degli omicidi in famiglia rivela che circa il 16% delle vittime (anno 2003) risultavano essere figli. A proposito dei comportamenti a rischio diffusi tra gli adolescenti, i curatori della relazione sottolineano “la difficoltà di costruire riflessioni e azioni preventive adeguate in ordine ai comportamenti a rischio degli adolescenti, quando il sistema culturale di riferimento in cui vivono propone loro un modello di vita basato proprio sul rischio, vissuto come componente positiva della vita”. La criminalità minorile in Italia risulta invece essere inferiore a quella degli altri Paesi europei, ma sul tema del lavoro minorile emergono “nuovi” lavori: i minori nello sport e nello spettacolo. Nascono anche nuove dipendenze, oltre a quelle da alcol e droghe: il gioco d’azzardo, le internet-dipendenze e i disturbi alimentari. ” ”