La costruzione della società dell’informazione sarà un’opportunità se questa saprà "raggiungere e mettere in contatto coloro che vivono nei luoghi più isolati e poveri della terra per dare voce a tutti quelli che in passato sono rimasti inascoltati e dimenticati". Al contrario, se questo processo creerà "solo nuove opportunità a coloro che già godono di buoni standard di vita e di eccellenti capacità di comunicazione allora sarà un fallimento". È in sintesi quanto ha ricordato oggi l’arcivescovo John Patrick Foley, presidente del Pontificio Consiglio per le comunicazioni sociali, nel suo indirizzo di saluto al Summit sulla società dell’informazione, promosso a Tunisi dalle Nazioni Unite. "La sfida ha detto Foley è colmare quel digital divide, la disparità nell’accesso alle comunicazioni digitali, che separa i Paesi sviluppati da quelli in via di sviluppo. Questa sfida richiede lo sforzo di tutta la comunità internazionale". A riguardo l’arcivescovo ha auspicato che "le nazioni più sviluppate aiutino quelle meno sviluppate a velocizzare il processo di computerizzazione e di accesso alle nuove tecnologie di comunicazione attraverso un supporto finanziario, lo scambio di tecnologie, l’attivazione di misure commerciali e di cooperazione culturale. Sta alla nostra responsabilità ha concluso – colmare queste mancanze di solidarietà e di umanità per il bene di milioni di persone e delle generazioni future".