Pubblichiamo la nota Sir di questa settimana
George Bush, in una fase delicata del suo secondo mandato, affronta, con un impegnativo viaggio, il dossier "Pacifico". Sarà questo, secondo un’opinione dominante negli osservatori, uno degli assi strategici del secolo. Il Giappone, la Corea e ovviamente la Cina rappresentano interlocutori di grande rilievo. Il primo è un partner essenziale, la Corea (del sud) è alle prese con la complessa dinamica di sviluppo delle relazioni con il nord, poverissimo, che gioca col nucleare e con cui alle prossime olimpiadi di Pechino invierà una squadra comune. Pechino appunto, e la Cina, l’ultima tappa sono il grande, impegnativo dossier con il quale non solo l’amministrazione Bush, ma tutto l’establishment Usa sta cominciando da qualche anno a fare i conti. Si confrontano possibili strategie, si pesano le molte incognite, con un risultato che pare ancora assolutamente interlocutorio, mentre i dati economici continuano ad indicare un Paese in rapidissimo movimento pur tra grandissime contraddizioni. Qui si incuneano alcuni grandi questioni, prima fra tutti quella dei diritti e delle libertà.
Prima e fondamentale libertà è ovviamente la libertà religiosa. Il problema presenta ovviamente anche una serie di risvolti politici e strategici, come il presidente americano non ha mancato di mettere in rilievo con la sua partecipazione ad una funzione religiosa a Pechino. D’altra parte tra gli otto Paesi più problematici indicati dall’Office of International Religious Freedom del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti proprio alla vigilia del viaggio presidenziale, risultavano per metà proprio Stati asiatici: Cina, Vietnam, Corea del Nord, Myanmar, ex Birmania, mentre altri tre sono islamici.
La questione della libertà religiosa è però prima di tutto una grande opportunità, in particolare per quanto riguarda la Cina: solo liberandosi dal timore e dal retaggio comunista, solo aprendo alla libertà religiosa con decisione, il gigante asiatico potrà, in prospettiva, dare al proprio sviluppo una solida base e prospettive di autentico progresso.
Uno dei nodi essenziali è evidentemente l’apertura alla Chiesa cattolica, oggetto in questi ultimi anni di una altalena di posizioni e con tutta probabilità di linee che attraversano la classe politica dirigente. Che questo comunque rappresenti un passaggio delicatissimo, ma in prospettiva ineludibile, è evidente da molteplici punti di vista. E non mancano le occasioni, così come i luminosi punti di riferimento nella storia, non ultimo Matteo Ricci: le recenti celebrazioni del quarto centenario del suo arrivo a Pechino hanno dimostrato tutta l’attualità e la prospettiva di un incontro e di un dialogo, di civiltà, concreta prospettiva anche per il secolo a venire.