SANTA SEDE: "INIMMAGINABILE" LA PRESENZA DELLE DONNE NELLE GUARDIE SVIZZERE, ANCORA "UN ONORE" TALE "SERVIZIO" TRA I GIOVANI

L’eventuale "arruolamento" delle donne all’interno del Corpo della Guardia Svizzera Pontificia è "inimmaginabile". Lo ha detto il colonnello Elmar Th. Mader, comandante della Guardia Svizzera Pontificia, illustrando oggi ai giornalisti le manifestazioni del V centenario della fondazione delle "guardie del corpo" del Papa volute da Giulio II. "Non siamo un esercito, viviamo in una caserma molto stretta, in cui non c’è molto posto", ha detto Mader rispondendo ad una domanda di un giornalista. C’è poi, ha aggiunto, la questione della "disciplina": "Sono giovani – ha detto riferendosi alle 110 guardie svizzere oggi "in servizio" – e non voglio arruolarmi dei problemi. Per questo non posso immaginare una presenza femminile all’interno del Corpo". Quanto al "futuro dell’uniforme" e ad ipotetiche variazioni nella foggia, Mader ha commentato: "Non dipende da me, ma quella di oggi è l’uniforme storica rinascimentale che tutto il mondo conosce. Cambiarla vorrebbe dire cambiare l’idea che il mondo ha delle guardie svizzere". Ad una domanda su se sia considerato ancora "un onore" tra i giovani prestare servizio presso le Guardie Svizzere, Mader ha risposto che i giovani scelgono il corpo "per un misto di motivazioni. Chiediamo a tutti, senza eccezione, una certa motivazione religiosa, ma sappiamo anche che tra i giovani c’è il desiderio di imparare una nuova lingua, di conoscere la cultura italiana, di svolgere un servizio di sicurezza per poi tornare magari in Svizzera e arruolarsi in polizia". Non sono mancati, durante la conferenza stampa, accenni ad alcuni episodi di "cronaca" riferiti all’istituzione fondata da Giulio II: come la presenza, discreta e fedele, delle guardie svizzere accanto ad un gruppo di polacchi, in preghiera in piazza San Pietro fino a tarda sera dopo l’attentato a Giovanni Paolo II, o semplici ricordi culinari come il "bettolino" delle Guardie Svizzere, il posto di ristoro descritto perfino da Gabriele D’Annunzio, come un locale "dove si mangiava bene e si beveva meglio".