La centralità della figura di Cristo, "nella quale si svela e si compie l’opera di Dio Padre" è stata oggi tratteggiata da Benedetto XVI nel corso dell’udienza del mercoledì. Commentando l’inno di apertura della Lettera agli Efesini, il Papa ha sottolineato che "i tre verbi principali (scegliere, donare, conoscere ndr) di questo lungo e compatto Cantico ci conducono sempre al Figlio". Il primo "Dio ‘ci ha scelti in lui’" ad avviso del Papa ricorda "la nostra vocazione alla santità e alla figliazione adottiva e quindi alla fraternità col Cristo". "Il secondo verbo, dopo quello dell’elezione ("ci ha scelti") ha spiegato – designa il dono della grazia" la cui radice greca charis e echaritosen, " sottolinea la gratuità dell’iniziativa divina che precede ogni risposta umana". Il terzo verbo fondamentale del Cantico paolino ha per oggetto "sempre la grazia divina che è stata ‘abbondantemente riversata’ in noi. Siamo, dunque, davanti a un verbo di pienezza, di eccesso, di donazione senza limiti e riserve. Giungiamo così nella profondità infinita e gloriosa del mistero di Dio, aperto e svelato per grazia a chi è stato chiamato per grazia e per amore, essendo questa rivelazione impossibile a raggiungersi con la sola dotazione dell’intelligenza e delle capacità umane". "In questo piano armonico dell’architettura dell’essere e dell’esistere ha concluso – si leva Cristo capo del corpo della Chiesa. La dispersione e il limite vengono superati e si configura quella pienezza che è la vera meta del progetto che la volontà divina aveva prestabilito fin dalle origini".