LIBERTÀ DI STAMPA: AMNESTY INTERNATIONAL, LA GIORNALISTA SIHEM BEN SEDRINE, "IN TUNISIA LA VITA PUÒ DIVENTARE UNA PRIGIONE"

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” “E’ una delle principali vittime del "metodo tunisino": "non imprigionare ma rendere la vita una prigione. Anche se non cola il sangue si soffre terribilmente". Sihem Ben Sedrine, giornalista e attivista dei diritti umani, portavoce del Comitato nazionale per le libertà in Tunisia, è in questi giorni in Italia su invito di Amnesty international per denunciare le violazioni alla libertà di stampa e di espressione nel suo Paese. La giornalista tunisina attualmente vive ad Amburgo con la famiglia, grazie ad una borsa di studio di una fondazione tedesca che aiuta i perseguitati politici. Ha dovuto lasciare la Tunisia perché la sua vita, dal ’90 in poi, era diventata impossibile. "Scrivevo per un giornale indipendente ed ero responsabile della Lega tunisina per i diritti dell’uomo – ha raccontato ieri sera a Roma durante un incontro promosso da Amnesty, circoscrizione Lazio -. Per questo ero in possesso delle denunce di coloro che subivano violazioni. Iniziava allora un periodo di grande accanimento sulla libertà di espressione e di repressione dei membri del partito fondamentalista. Venivano torturati perfino i familiari di queste persone, compresi i bambini. Quando abbiamo chiesto di non usare la tortura hanno cominciato a fare pressione su di me per farmi tacere. Ero una testimone scomoda". (segue)
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