MINORI: AIBI, "SI VOGLIONO CHIUDERE GLI OCCHI DI FRONTE ALL’ABBANDONO”

"In un momento in cui non è possibile ignorare l’emergenza abbandono in Italia, a meno di 1 anno dalla chiusura degli istituti, il 31 dicembre 2006, il governo commissiona una ricerca che non solo non offre un quadro completo della realtà dei minori fuori della famiglia – in quanto limitato a un numero esiguo di Regioni – ma non è affatto esaustiva in termini quantitativi". È il commento di Marco Griffini presidente dell’associazione "Amici dei bambini" (Aibi), alla ricerca condotta dall’Istituto degli innocenti per conto del ministero del Welfare e presentata nei giorni scorsi a Firenze nel corso del convegno in occasione della Giornata internazionale dei diritti del fanciullo. "Rispetto a una grande attesa per la diffusione di questi dati – si legge in una nota diffusa oggi dall’Aibi – in grado di spazzare ogni dubbio una volta per tutte sulla realtà degli affidi, degli istituti e delle strutture di accoglienza, è avvenuto l’ennesimo balletto di cifre, di numeri riferiti e poi ritoccati o corretti; si è trattato di dati non solo parziali – relativi solo a 15 Regioni italiane e a una provincia autonoma – soprattutto non ancora validati. Il dato quindi dei 34mila circa minori fuori dalla famiglia è assolutamente per difetto; in più se, da un lato, si parla di un aumento degli affidi familiari del 46% rispetto ai dati Istat del 1999, non è ancora chiaro il periodo medio di durata dell’affido, se si tratta cioè dei 2 anni previsti per legge o di affidi sine die". "Questo convegno ha confermato l’esistenza del sommerso. A essere presi in giro sono per primi bambini e adolescenti che vivono in un limbo, condizione che evidentemente è più conveniente ignorare dal governo stesso – aggiunge Griffini – Non sono più nemmeno bambini invisibili, sono bambini che non si vogliono vedere. Amici dei Bambini resterà sempre al loro fianco per garantire loro il diritto a vivere in una famiglia". L’associazione lancia infine un appello alla società civile: "Occorre un impegno serio – conclude Griffini – affinché ci si faccia carico di studiare e approfondire la realtà dell’abbandono, effettuare nuove ricerche, per aprirsi davvero alla vera accoglienza”.