GIORNATA PER LA VITA: MESSAGGIO CEI, “GRAVE IL PROBLEMA DELL’ABORTO. INSEGNARE AI GIOVANI A RISPETTARE SE STESSI E GLI ALTRI” (2)

Il riferimento è in particolare ai giovani, “tra cui non manca chi sembra ricercare la libertà e la felicità con espressioni esasperate o estreme”, attraverso “l’uso pervasivo delle droghe, che in taluni ambienti sono così diffuse da essere considerate cose normali; l’assunzione di stimolanti nella pratica sportiva; le ubriacature e le sfide in auto o in moto", "gioco tanto infantile quanto incosciente". I vescovi ricordano che “chi da giovane non rispetta la vita, propria e altrui, difficilmente la rispetterà da adulto”. “È nostro dovere, perciò – affermano -, aiutare quei giovani che si trovano in particolare disagio e difficoltà a ritrovare la speranza e l’amore alla vita, a guardare con fiducia e serenità a progetti di matrimonio e famiglia, a servire la cultura della vita e non quella della morte”. Nel messaggio si ricorda che il rispetto della vita “comincia dalla tutela della vita di chi è più debole e indifeso”: “Nessuno può dirsi padrone e signore assoluto della vita propria, a maggior ragione di quella altrui. Rispettare la vita, in questo contesto, significa anche fare tutto il possibile per salvarla. Quando pensiamo a un nascituro, vogliamo, perciò, pensare a un essere umano che ha il diritto, come ogni altro essere umano, a vivere e a ricercare la libertà e la felicità”. E rispettare la vita significa anche “mettere al primo posto la persona. La persona governa la tecnica, e non viceversa; la persona, e non la ricerca o il profitto, è il fine”. “Chiedere l’abolizione di regole e limitazioni che tutelano la vita fin dal concepimento in nome della libertà e della felicità – dichiarano – è un tragico inganno, che produce al contrario la schiavitù e l’infelicità di chi lascia che a costruire il futuro siano da un lato i propri desideri soggettivi, dall’altro una tecnica fine a se stessa e sganciata da ogni riferimento etico”.