Il "principio di collaborazione", ha sottolineato dunque Betori, “impegna lo Stato e la Chiesa alla piena promozione della persona umana e del suo vivere sociale, senza peraltro indulgere a confusioni di piani e di ordini. Tale principio – ha aggiunto – richiede di essere tradotto e concretizzato in modalità e contenuti specifici rispetto alle materie di comune interesse, che toccano la dimensione spirituale della persona e in particolare le sue esigenze religiose, nella loro dimensione sia individuale sia comunitaria". Sono queste, per la Cei, le premesse che hanno portato alle intese applicative dell’art. 12 dell’Accordo del 1984, "superando antichi pregiudizi e avvalorando il metodo della collaborazione tra istituzioni ugualmente impegnate nella ricerca di soluzioni atte a contemperare gli interessi di parte, a vantaggio del bene comune e della promozione integrale della persona". L’intesa, ha concluso il segretario generale della Cei, "si colloca nel contesto di quelle modalità di piena cittadinanza della Chiesa nella vita del nostro Paese, che ne contraddistinguono lo stile dei rapporti con la società civile e con le istituzioni": per il futuro, l’auspicio è che "questo stile di relazioni possa continuare a dare frutti, perché la legittima distinzione degli ordini non implica separatezza, ma al contrario, costituisce il presupposto di una feconda reciprocità".