Occorre "creare un nuovo clima di dialogo" tra la cultura scientifica e la cultura della fede. Perché "sappiamo dove può condurre una ragione scientifica fine a se stessa: la bomba atomica e la possibilità di clonare esseri umani sono frutto di una ragione che si è voluta liberare da ogni vincolo etico o religioso". Ma "siamo anche consapevoli dei pericoli di una religione che recide i suoi vincoli con la ragione e diventa così preda del fondamentalismo". A delineare i rischi di una scienza senza vincoli etici e di una fede senza "il lume divino della ragione" è stato il card. Paul Poupard, presidente del Pontificio Consiglio della cultura, presentando questa mattina il primo congresso internazionale del Progetto "Stoq" (Science, Theology and the Ontological Quest) che dal 9 all’11 novembre riunirà a Roma scienziati, filosofi e teologi di fama internazionale per parlare de "L’infinito nella scienza, nella filosofia e nella teologia". "Il progetto ha spiegato il cardinale vuole offrire al mondo scientifico dei partner competenti con cui dialogare sulle tante questioni che lo sviluppo delle scienze, specialmente quelle naturali, pongono oggi: questioni di natura filosofica, i grandi problemi esistenziali sull’origine ed il destino dell’universo, sull’origine della vita e dell’uomo, che chiamano in causa la teologia". Poupard ha ricordato, a questo proposito, il "caso Galileo" la cui "lezione permanente ha detto – ci spinge a mantenere vivo il dialogo tra le diverse discipline e, in particolare, tra la teologia e le scienze naturali, se vogliamo evitare che in futuro si ripetano episodi simili". La sfida è, soprattutto, quella di non cadere nei due errori opposti, quelli cioè di una ragione senza vincoli e di una fede senza ragione. "I credenti, perciò ha concluso Poupard hanno l’obbligo di ciò che la moderna scienza offre, così come chiedono lealmente che la sapienza della fede sia presa in considerazione come voce esperta in umanità".