TAV IN VALSUSA: DE FAVERI (SETTIMANALE DIOCESANO), "NEL VUOTO DELLA POLITICA" (2)

"Ci auguriamo però – prosegue De Faveri nell’editoriale – che ci sia ancora qualche politico, a Roma come a Torino, che sentenzi un po’ meno e parli un po’ di più con la gente che vive in Val Susa. Che gli si raccontino, intanto, meno bugie". "Per esempio – fa notare – la stampa nazionale in questi giorni ha scritto che dall’altra parte delle Alpi, nella vicinissima Francia, per il Tav ci saranno solo consensi, entusiasmi. Poi ci capita di leggere Il Secolo XIX, quotidiano di Genova, il 27 novembre, e il coro sembra un po’ meno entusiasta. E la fretta perché non si perda il finanziamento europeo, forse è una fretta troppo affrettata".
"Dicevamo della politica che non c’è", prosegue il direttore, riferendosi all’editoriale di un quotidiano nazionale di ieri che titolava: "La sindrome di Val Susa". "Che poi sarebbe – commenta De Faveri – quella di Nimby, acronimo che sta per not in my backyard, cioè: no nel mio cortile. Come a dire: fate tutto ciò che volete, ma da un’altra parte. E lui che sta a Roma ha capito che nella civile Val Susa la Torino–Lione – ad alta velocità sembra non volerla proprio nessuno".
Nell’editoriale, ad avviso di De Faveri, si offre "una proposta che ci sembra sensata e che facciamo nostra: la politica venga in Valle a difendere le sue scelte, si confronti se necessario a muso duro. Perché un "riformismo" (per l’Unione) o un "liberalismo" (per il Polo) senza il popolo non fa molta strada".