La manifestazione di oggi “non è una risposta emotiva dei giovani ai gravi eventi verificatisi in Calabria ma è una risposta educata e maturata nel tempo”: lo ha detto mons. Giancarlo Maria Bregantini, vescovo di Locri-Gerace portando il suo saluto al termine della “Marcia della pace e della speranza” conclusasi nel pomeriggio a Locri.
Diecimila giovani hanno raggiunto da tutta Italia la città calabrese: con loro i gonfaloni di diversi enti locali con i loro rappresentanti.
Il corteo, partito dal Lungomare, si è snodato lungo le vie del centro per poi fermarsi davanti al palazzo Nieddu del Rio – nel cui androne è stato assassinato lo scorso 16 ottobre Francesco Fortugno – e davanti alla casa della famiglia dell’uomo politico.
Questa manifestazione, secondo il presidente della giunta regionale calabrese, Agazio Loiero, significa che “qualcosa sta cambiando nelle viscere di questa regione. Quando inevitabilmente le luci su Locri si saranno spente, la società calabrese avrà subito un cambiamento profondo, avviato soprattutto dalla grande partecipazione dei giovani che in passato esprimevano il senso della loro ribellione emigrando, mentre adesso scelgono di rimanere qui con tutti i rischi che cio’ comporta”.
Alla manifestazione hanno partecipato fra gli altri i sindaci di Napoli e Cosenza e il presidente dell’Associazione Libera, don Luigi Ciotti. Quest’ultimo ha affermato che per una società diversa “bisogna liberare la libertà di tutti dall’usura alla droga, dalla mafia ai soprusi”.