Sarà inaugurata, il 3 dicembre, a Bologna, la mostra "Il giornalismo che non muore", promossa dall’associazione Ilaria Alpi-Comunità aperta di Riccione,che da dodici anni organizza il premio di giornalismo televisivo dedicato alla giornalista Rai uccisa a Mogadiscio. La mostra, allestita fino al 15 dicembre, sarà dedicata a 14 giornalisti che hanno perso la vita portando avanti il loro lavoro. Il percorso storico racconta i giornalisti, da Giovanni Amendola ad Enzo Baldoni, da Walter Tobagi ad Ilaria Alpi, grazie a testi e fotografie. L’iniziativa comprende anche dei seminari e delle tavole rotonde. Tema centrale degli incontri sarà la mafia e, di conseguenza, quale compito affidare all’informazione per tenere alta l’attenzione e non lasciare che l’omertà prevalga. Tra gli altri, Claudio Fava, europarlamentare e giornalista, figlio di Giuseppe Fava, giornalista de "I Siciliani" assassinato nel 1984, e Mimmo Barbaro dell’associazione Libera parleranno della loro esperienza. I ragazzi di Locri, che dopo l’uccisione del vicepresidente del Consiglio regionale della Calabria Francesco Fortugno sono tornati a far sentire la loro voce di protesta, sono stati invitati, in collaborazione con il Centro formazione e ricerca Don Lorenzo Milani e Scuola di Barbiana, a raccontare la realtà della Locride, tra informazione dal basso e cooperative sociali. Anche gli studenti degli istituti superiori di Bologna saranno coinvolti nelle iniziative. “Il giornalismo che non muore” è realizzato in collaborazione con il dipartimento di Discipline della comunicazione e l’Ordine dei giornalisti EmiliaRomagna.